Regione Puglia

Monastero di San Benedetto

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Dedicato al Santo di Norcia, il Monastero di San Benedetto fu fondato, secondo un’antica tradizione e leggenda, da San Mauro, discepolo del Santo nel VI secolo a.c.

San benedetto

San benedetto

Dedicato al Santo di Norcia, il Monastero di San Benedetto fu fondato, secondo un’antica tradizione e leggenda, da San Mauro, discepolo del Santo nel VI secolo a.c., periodo di intensa diffusione dell’ordine benedettino in terra di Puglia.
 
La storia documentale del Monastero ha inizio nell’anno 889, quando il nucleo monastico dei benedettini, operoso con piccole donazioni private, iniziò un progressivo arricchimento, grazie all’eccezionale donazione del vicino casale di Castellaneta da parte del primo Conte di Conversano, il normanno Goffredo d’Altavilla che nel 1098 permise agli abati, e in seguito alle badesse, di esercitare sugli abitanti diritti e prelievi fiscali.
 
Nel 1110, Papa Pasquale II concesse al Monastero il titolo di “abbazia nullius”, attribuzione con la quale il Convento venne esentato dalla tutela della curia vescovile, passando direttamente sotto la giurisdizione papale, permettendo ai monaci il diritto di eleggere autonomamente il proprio abate e la giurisdizione ordinaria sul Clero di Castellana.
 
Con l’abbandono del Monastero da parte dei Benedettini, (1271), forse per essersi opposti al re di Sicilia Manfredi d’Altavilla, il Convento fu affidato da Papa Gregorio X a Dameta Paleologo, religiosa ellenica giunta nelle Puglie al seguito di un gruppo di suore cistercensi esuli dal Peloponneso, unitamente a tutti i privilegi, possedimenti e quanto accumulato fino a quel momento dai monaci.
 
La bolla papale concedeva la diretta dipendenza del Monastero dalla Santa Sede Apostolica, dando vita al lungo periodo delle “badesse mitrate” e Dameta Paleologa divenne la prima “badessa mitrata” della storia, potere che le conferiva  insegne vescovili, di vestire la mitra e impugnare il pastorale e l’obbedienza di tutto il Clero di Castellana, incluso il rito del “baciamano” da parte del clero e dei nobili.

san benedetto 8

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Un potere immenso quello del “monstrum apuliae”, unico nella cristianità occidentale, conferito nei secoli a venire alle Badesse del Monastero sedute sul “trono badessale”, di pari grado a quello esercitato da Vescovi, quasi tutte appartenute alle più nobili casate conversanesi e alla famiglia comitale degli Acquaviva d’Aragona, che godettero di notevole prosperità economica accumulando una sorprendente ricchezza economica, “un vero e proprio tesoro”.
 
Il potere badessale durò cinque secoli, fino al 1810, quando Gioacchino Murat soppresse il “Monstrum Apuliae” e pose fine alla storia del Monastero e delle “badesse mitrate”.
 
II Monastero di San Benedetto occupa un ampio spazio del centro storico di Conversano, interno alla cinta muraria (XI sec.) in parte ancora visibile, unica testimonianza di epoca altomedievale la cripta, interna al Monastero,
 
Numerosi i cambiamenti del complesso conventuale tra il 1085 e il 1136, e questo assetto è ancora leggibile nell’impianto planimetrico della Chiesa, che ritroviamo in quelle benedettine di Ognissanti a Valenzano e S. Francesco a Trani, nel Campanile in stile normanno e nel piccolo chiostro.
 
Di età medievale, (XII-XIII sec.), noto come “il chiostrino” per distinguerlo dall’altro chiostro più grande del monastero (datato 1605), ha una visione suggestiva e deliziosa, di forma trapezoidale, ed è inserito in un portico con colonne binate e dodici pregevoli capitelli originari in pietra intagliata, riproducenti civette affiancate e animali immaginari.  Dal chiostro è possibile ammirare la facciata esterna a sud della Chiesa, su cui sono visibili antiche decorazioni musive.
 
All’interno, la Chiesa è abbellita con pregevoli altari barocchi, in legno intagliato e dorato, sui quali ammirare dipinti attribuiti alla pittura seicentesca del pugliese Carlo Rosa, “il battesimo di Cristo”, e “la crocifissione” del bitontino Nicola Gliri.
 
E a Francesco Antonio Altobello, che con questi ha istoriato le cupole della navata centrale, raccontando nella prima la storia di San Bernardo, in quella centrale le “virtù cardinali”, nella terza le storie della vita di san Benedetto.
 
La “cantoria” è datata 1716, mentre l’altare maggiore, realizzato in marmi policromi, è del 1766.
 
Nel corso dell’800, la chiesa affrontò nuovi lavori di restauro, condotti da Sante Simone, eminente architetto conversanese e sotto la sua direzione si lavorò per la sostituzione dell’antico pavimento, nel realizzare gli altari marmorei di San Bernardo e della Vergine del Rosario e opere di intonacatura e stuccatura dei pilastri, dei muri e delle cupole.
 
Sull’altare maggiore sovrasta la splendida rappresentazione dei Santi Biagio e Benedetto, capolavoro del celebre pittore seicentesco Paolo Finoglio, “una luce dorata illumina il finissimo pizzo ad ago di San Biagio”.
 
Il campanile barocco, elevato nel 1655, è splendida visione per chi si addentra tra le viuzze del centro storico di Conversano, a ridosso del monastero, luminose le tinte del rosso e del bianco, efficace contrasto cromico dell’epoca.
 
In origine, la copertura del campanile era in maioliche policrome, poi sostituite con le attuali nei colori del giallo e del blu.
 
Tre gli stemmi scolpiti sull’arco d’ingresso, quello centrale, in alto, dedicato a Papa Alessandro VII, a destra lo stemma dei Conti Acquaviva d’Aragona, che godevano del diritto di patronato sul Monastero, l’altro del Conte Goffredo Altavilla, prodigo nei confronti del monastero benedettino e primo Conte di Conversano.
 
Nel 1658 fu ampliato l’ingresso laterale della Chiesa, reso più grande e maestoso, di impronta rinascimentale, ai lati due coppie di leoni magistralmente scolpiti nella morbida pietra.
 
Il Monastero ospita le tombe del Conte Giulio Antonio I, “il Guercio delle Puglie” e della moglie Isabella Filomarini, a lungo reggenti della Contea di Conversano e l’interessante Museo Civico Archeologico.

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