Castello Acquaviva d’Aragona
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Simbolo della Città di Conversano, il Castello Acquaviva d’Aragona, maestoso e gentile si innalza sull’estremo superiore del suo incantevole centro storico.

Castello
Quattro angoli rivolti verso i punti cardinali e altrettante torri.
Imponente maniero nella struttura trapezoidale, il fortino sorge a 220 metri di quota, sui resti delle mura megalitiche risalenti all’antico centro peuceta di NORBA (VI – IV secolo a.c.), ben visibili alla base dell’unica torre normanna sopravvissuta.
Il nucleo più antico del Castello, la “torre Maestra”, 25 metri d’altezza e conci regolari per costruire le robuste mura, poche finestre e strette feritoie.
Un’altra torre, sebbene più piccola, venne costruita sul lato sud-est del Castello, intorno al XIV secolo.

Costruito per scopi difensivi e militari, la fortezza medievale fu rimaneggiata intorno al 1400 dalla famiglia Acquaviva d’Aragona, che resse la Contea di Conversano per circa quattro secoli, trasformando l’antico castello medievale quale dimora principesca di famiglia.
Giulio Antonio Acquaviva, Duca d’Atri e Conte di Teramo, edificò l’imponente castello, rendendo funzionali gli alloggi, consolidando gli elementi difensivi esterni, sul lato nord venne edificata la torre cilindrica (1480), forse costruita in sostituzione di una delle antiche torri quadrangolari del castello.
Ammodernò gli interni che costituiscono il “quarto della galleria”, realizzando un grande salone di rappresentanza per feste e ricevimenti, le stanze da letto, il guardaroba e una comoda cucina, la cappella gentilizia e le scuderie che ospitavano i possenti cavalli “razza Conversano”.
Al figlio di Giulio I, Andrea Matteo Orsini (1503), si deve la costruzione della torre dodecagonale, a forma di scarpa e in parte interrata, un tempo circondata dal fossato difensivo (1460), mentre il terrazzo presenta le merlature per ospitare le bocche da fuoco dei cannoni.
Accanto alla torre, un tempo trovava origine il ponte levatoio che serviva a superare il fossato circostante, prima che il castello venisse ornato da un monumentale portale d’ingresso (1710), di ispirazione tardo barocca.
Si accede al Castello dalla piazza della Conciliazione, ben visibile il maestoso stemma araldico della casata e i due leoni rampanti, collocato in alto sulla muratura che riunisce le insegne del Conte e della moglie Caterina Orsini del Balzo, figlia di Giovanni Antonio, potente principe di Taranto.
Si giunge nel cortile interno, a portico e loggia su due lati, che ci conduce agli ampi saloni di rappresentanza, arredati da una significativa collezione d’opere d’arte, l’inventario del 1666 testimonia più di cinquecento tra grandi e piccole opere, a cura di Giangirolamo II, tra queste “l’Allegoria di Venezia” del Lanfranco, una “Madonna” di Artemisia Gentileschi, la “Madonna, Cristo e Giuseppe” del Caracciolo, oltre ad argenti, sculture e mobilio di pregio.
La camera da letto, l’ambiente più artisticamente rilevante del Castello, fu affrescata nel 1622, in occasione del matrimonio tra il Conte Giangirolamo e Isabella Filomarino della Rocca, dal celebre pittore caravaggesco Paolo Finoglio che firmava le sue opere con lo pseudonimo di “Neapolitanus”.
Scene tratte dalla “genesi del Vecchio Testamento”, “l’augurio di prosperità per i giovani sposi” e inserite in cornici si stucco.
Il Castello ospita al suo interno la “Pinacoteca Comunale”, in cui sono esposte tele seicentesce del ciclo “La Gerusalemme Liberata”, autore Paolo Finoglio e, al piano superiore, la Pinacoteca “Francesco Netti” e la mostra di abiti storici intitolata “Nozze al Castello“.
Spettacolari, per bellezza ed estensione, la loggia rinascimentale del 1710, sensibile intuizione della Contessa Dorotea Acquaviva e la vista dall’alto della torre che domina il cortile, eretta nel XIV secolo da Gualtiero di Brienne, dal quale ammirare gli azzurri di un mare adriatico che si perde a vista d’occhio lungo la luminosa costiera salentina.