La visita del Presidente della Repubblica

Napolitano a Conversano, Lovascio: "è stato un momento storico"

Conversano (Bari) - "Quello di stamattina è stato un momento storico per la nostra città, è stato meraviglioso vedere l'accoglienza che la cittadinanza ha rivolto al Presidente della Repubblica". E' un commento pregno di emozione e di orgoglio, quello rilasciato dal Sindaco Giuseppe Lovascio, al termine della cerimonia di questa mattina, organizzata all'interno del Pala San Giacomo di Conversano, in occasione del 90° anniversario della morte di Giuseppe Di Vagno.

"Ci sono stati momenti particolarmente emozionanti", ha sottolineato il primo cittadino, "momenti che mi hanno riportato alla mente il giorno in cui Conversano ha festeggiato il suo titolo di città. Sono state fatte delle riflessioni importanti soprattutto in riferimento alla figura del martire Di Vagno: dal ripudio della violenza all'esigenza di coesione, due aspetti che oggi sono ancor più necessari nella politica".L'appello del presidente della Repubblica, ha particolarmente colpito Giuseppe Lovascio che ha sottolineato: "l'invito alla coesione", fatto dal Presidente, "deve valere a tutti i livelli, anche a livello locale. Io penso che lavorando con maggiore serenità si possono fare davvero grandi cose, la comunità lo ha dimostrato, e infatti, l'entusiasmo di questa città ci dà grande fiducia e stimoli giusti. E' stato un grande incontro", ha concluso il primo cittadino, "realizzato grazie all'impegno della Fondazione Di Vagno e dell'Amministrazione Comunale che ha compiuto uno sforzo importante per la buona riuscita della manifestazione".

Profilo biografico di Giuseppe Di Vagno (1889-1921)
Giuseppe Di Vagno nacque a Conversano il 12 Aprile 1889, da una famiglia di piccoli proprietari. Dopo gli studi liceali nel Seminario "Leone XIII" di Conversano, si iscrisse alla Facoltà di Legge dell'Università di Roma. Al rientro in Puglia, dopo la laurea conseguita nel 1912, si inserì immediatamente nella vita politica locale a sostegno delle rivendicazione contadine e popolari. 
Un primo risultato del suo impegno politico scaturì nelle elezioni provinciali e comunali a Conversano. Nel giugno del 1914 venne eletto consigliere provinciale e, dopo poche settimane, consigliere comunale in una coalizione progressista. Nel Consiglio provinciale di Bari si batté con Gaetano Salvemini e Giovanni Colella per il completamento dell'Acquedotto Pugliese e denunciò i gravi ritardi nell'ultimazione della grande opera pubblica, dovuti alla corruzione e al trasformismo della classe dirigente pugliese e meridionale. 
Nel corso del servizio militare, tra il 1917 e 1918, per le sue posizioni pacifiste fu internato prima a Firenze e poi in Sardegna.

La sua notorietà all'interno del Psi è legata agli interventi fatti al convegno regionale del partito in preparazione del XVI Congresso Nazionale (ottobre 1919), dove sostenne la necessità della partecipazione alle elezioni politiche (dopo la "scissione" di Livorno, agli inizi del I92I, si batté per l'unità del Partito socialista).

Collaborò con vari giornali, quali «La Ragione», «Il Giornale del Sud», «Humanitas», «Puglia rossa», organo della Federazione socialista di terra di Bari, di cui fu direttore agli inizi del 1921.

Si schierò a fianco dei contadini i Gioia del Colle e di Minervino Murge, colpiti nel 1920 dalla violentissima e sanguinosa reazione degli agrari per l'occupazione pacifica delle terre incolte e dalla repressione poliziesca. Nelle elezioni politiche del maggio 1921 fu eletto deputato al Parlamento per la lista dei socialisti unitari contro la lista del Blocco Nazionale nella circoscrizione Bari-Foggia, risultando il secondo degli eletti socialisti, subito dopo Arturo Vella, ma prima di Giuseppe Di Vittorio. Il grande successo elettorale fece scattare la caccia all'uomo. Di Vagno cadde a Mola di Bari il 25 settembre del 1921 in una imboscata organizzata da una ventina di giovani fascisti del suo paese, i quali dopo la conclusione di un comizio da lui tenuto spararono all'impazzata.

Il delitto del deputato socialista, noto per la difesa continua di contadini ed operai nelle aule dei tribunali, per l'impulso dato all'organizzazione dei lavoratori e per il sostegno profuso nelle istituzioni assistenziali, occupò la prima pagina dei giornali regionali e nazionali con edizioni straordinarie e suscitò una profonda impressione nell'intera opinione pubblica nazionale.

Si deve all'avvocato Enrico Ferri, che guidò il collegio di difesa in un processo che si concluse, a pochi mesi dall'avvento della dittatura fascista, senza giustizia e senza verità, la dimostrazione delle lacune dell'istruttoria e l'enunciazione della stretta correlazione tra gli esecutori e i cooperatori immediati del delitto e gli autori morali dello stesso. La revisione del processo, chiesta a gran voce da Di Vittorio, Nenni e Pertini, si concluse nel luglio del 1947solo con lievi condanne degli esecutori materiali del delitto. Il Collegio di difesa degli imputati impedì la ricerca delle responsabilità degli istigatori morali del crimine1 .

L'eco dell'omicidio Di Vagno raggiunse anche le comunità degli emigrati meridionali negli Stati Uniti e nel Sud America, che per più di una generazione hanno tutelato il ricordo del martire conversanese. In Italia, nel Casentino, il "compagno Conti" vecchio socialista, per l'emozione che il delitto Di Vagno provocò, impose al figlio, nato un mese dopo, il nome di battesimo «Divagno», registrandolo all'anagrafe con il nome, che tuttora porta, "Conti Divagno". 

Estratto da Vito Antonio Leuzzi e Guido Lorusso, Nota storico-bio-bibliografica, in GiuseppeDi Vagno (1889-1921), Documenti e testimonianze 1921-2004, Camera dei Deputati, Roma 2004, pp. 11-13.

 



visita-presidente

allegato: "intervento dei Gianvito Mastroleo"

allegato: "intervento del Presidente Vendola"

allegato: "intervento del Presidente Schittulli"

allegato: "intervento del Sindaco Lovascio"

allegato:  "Intervento di Leonardo Rapone"